CLAUDIA TITA
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Pensieri quotidiani in condivisione
Gennaio - Febbraio 2022

1.
Quando a Lidia era arrivato ‘un mazzo di rose rosse’, sua nonna lo aveva detto a tutti.
A Lidia questa cosa non era piaciuta affatto e aveva detto alla nonna delle cose talmente brutte da vergognarsene ancora oggi. Insomma aveva già i suoi buoni 14 anni, ma giocava ancora con le Barbie e, perdio, non se la sentiva di rinunciare al mare nell’afa di Agosto per indossare quegli affari che le si appiccicavano addosso. Il tempo passava e non è che l’aspetto di Lidia fosse poi così diverso da quello di una bambina. Ogni volta che andava a trovare la nonna, questa le si avvicinava e, palpandole delicatamente il seno esclamava con tono sagace “mettono a crescere !”. Sua nonna aveva persino guarito una delle sue galline sottoponendola ad un’operazione casalinga. Le azzeccava tutte!... Non c’era ragione di essere scettici. La questione si fece seria quando lei le regalò quel reggiseno rosa che avrebbe finito per abitare ogni cassetto nella sua vita da adulta. Qualche volta lo indossa, ma non sono necessari movimenti acrobatici perchè questo le salga fin sotto il collo. Lidia sa che non riempirà mai quel reggiseno ma anche sua nonna sapeva che che quel pezzo di stoffa e spugna sarebbe servito a Lidia per ricordarsi che non sarà un corpo abbondante di forme a definire la sua identità di Donna. Quando lo tira fuori, Lidia e la nonna condividono questa piccola verità.

2.
Olga avrebbe voluto chiamare la sua nuova gattina ‘Vetusta’, ma quel nome non piacque a nessuno. Suo fratello le stava insegnando a contare gli euro per andare a comprare le patatine. Il suono metallico della porta diceva chiaramente che papà era arrivato. Scese le scale e senza dire nulla poggiò sul tavolo quel libro con la copertina verde, quello in cui topolino vestiva i panni di Montezuma fondando il regno degli Aztechi, Pippo era un sacerdote Incas e qualcun altro interpretava un sanguinario Re Maya. Olga si chiedeva spesso come vivevano le persone tanti secoli prima e le piaceva scavare nell’orto del nonno in cerca di reperti. Suo padre aveva capito la passione di Olga per le cose vecchie, la Storia e le vicende passate e, con quel libro, la stava incoraggiando a proseguire, le stava dando fiducia. Olga avrebbe voluto diventare un’archeologa ma poi aveva cambiato idea e adesso studia in uno di quei campi che in futuro sazieranno più l’anima che lo stomaco. Papà aveva sempre assecondato le sue scelte, ma se i suoi fratelli erano pratici e perspicaci, agli occhi di lui Olga era “fantastica”, come dire, sognatrice. Qualche volta la paura del futuro è così intensa da assumere una robustezza che le grava sulle spalle. Allora Olga chiude gli occhi e rovista tra gli scatoloni impolverati, finché papà le regalerà di nuovo il libro con la copertina verde.

3.
Di una musicalità quasi burlesca, aveva pensato la prima volta che l’aveva sentita, forse letta, non ricordo più. Tri-co-til-lo-ma-nia. Continuava a ripetersela in testa, quella parola - tri-co-til-lo- ma-nia. Quel suono era imitato dal tragitto convulso della sua mano, dal fianco fino alla testa, isola felice in cui tra il pollice e l’indice, esausti ma prepotenti, avrebbe fatto scorrere il centesimo capello, dalla radice alla punta, fino a farlo stridere, fino a quel sonoro “tac” che avrebbe sancito la fine di un rito destinato a rinnovarsi al minuto. Sempre così, per dieci, dodici anni. Guanti, scotch e colla sulla dita...le aveva provate tutte la poveretta. Estirpare il marcio dalla sua vita aveva accresciuto la sua collezione di cappelli e la sapeva lunga su come mitigare le chiazze vuote con la matita nera per gli occhi. Adesso non è più così. Come quelle storie d’amore ossessive e tormentate, la cosa era andata scemando nel corso degli anni. Adesso porta sempre con sé una di quelle pinzette per sopracciglia. Quando sente che la feccia dei suoi disagi sta per soffocarla si chiude nella toilette, passando in rassegna ogni area delle sue gambe. Quando la porta si riapre la vita le sembra un posto meraviglioso, la sua chioma è decentemente accettabile ed è felice di risparmiare sull’estetista.