CLAUDIA TITA
IT EN
A|c|cùra, 2021
Accúra è un termine molto comune del dialetto siciliano assimilabile all'espressione "stai attento" ma, come in molti casi, il suo senso sfugge ad una traduzione esaustiva.
Esso varia in base al contesto, quindi l’Accúra può funzionare come un avvertimento rivolto a sé stessi o ad altri per l’incombenza di un pericolo, ma può anche avere il sapore della minaccia, del ricatto. Il suo significato, inoltre, ha a che vedere con il "prendersi cura", o il "provvedere a qualcuno" e a suggerirlo è la parentela etimologica con il verbo "curare". Nella zona del trapanese , infine, l’espressione accura, cu sa è un invito a non credere alla sciocchezze. Molto più di oggi, le passate generazioni ne sperimentavano le diverse sfaccettature, finendo per governare la vita delle donne che, dell’accúra avvertivano tutto il peso.
A testimoniarlo sono tradizioni, detti, rituali e superstizioni popolari tramandate oralmente in dialetto nel corso del tempo , dal forte potere espressivo.
Il progetto ne narra visivamente le più suggestive definendo, a sua volta, una specifica circostanza dell' accúra. Nel sonno e nella veglia, durante il lavoro e nei giorni di festa, per sé stessa o per i suoi cari, le donne familiarizzavano con il senso dell’accúra, sia che si trattasse di un’intuizione che di una sorta di costrizione oracolare. Avere cura, fare attenzione era necessario per una completa accettazione sociale. Mostrando il lato bizzarro di alcune superstizioni, il progetto nasce da un intento di preservazione e divulgazione delle memoria popolare locale e, parallelamente, vuole essere un invito a diffidare dalla stravaganza di certi precetti che impedirebbero il progresso inteso in termini di benessere e uguaglianza sociale.
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